PhC 2020 OpenCall- Special Mentions

I progetti hanno avuto la menzione speciale in base ad una assegnazione di punteggi che prendevano in considerazione: qualità artistica, ricerca artistica, rigore del progetto, attinenza alla tematica del concorso, qualità espressiva, originalità del progetto, CV artistico. Le foto dei progetti: ” Desertica” di Sofia Podestà“Reminescenza” di Giuseppe Sannino, “Double Je” Simon d’Exéa. Gli artisti hanno colpito molto la giuria anche per la loro espressività della tematica riguardante l’opera. Di seguito i testi e le foto dei relativi progetti. Sito web di Sofia: https://www.sofiapodesta.com . Sito web di Giuseppe: http://www.giuseppesannino.info . Sito web di Simon: https://www.simondexea.com

“Desertica” di Sofia Podestà

Una duplice analisi, di un luogo e di una condizione dell’essere è ripercorsa negli scatti prodotti durante un viaggio in Cile. Questa ricerca si compone di due nuclei. Nel primo, immagini del Deserto dell’Atacama, che con i suoi colori abbraccia un paesaggio lussureggiante; nel secondo ciclo una passeggiata all’interno della cittadina di Punta Arenas. Senza descrivere il paesaggio, riviviamo la memoria di un’esperienza, di cui queste fotografie sono il prodotto. Ci troviamo nel deserto più arido della Terra, qui gli scienziati studiano le piante per la loro capacità di sopravvivere in tali condizioni, ma anche il cielo; la mancanza di umidità e di luci artificiali del Salar de Atacama e delle aree vicine hanno permesso di calibrare gli strumenti per l’indagine delle stelle. Un cielo ricco di litio e cobalto, che conferisce ai paesaggi la sua speciale atmosfera di colori innaturali. Il secondo percorso attraversa le strade della cittadina di Punta Arenas, nella parte meridionale del Cile, appena sotto la Patagonia, in poi lo stretto di Magellano. La città è sul parallelo 53° a sud ed è la più grande prima dell’Antartico. Anche se la città è stata un centro commerciale molto importante, snodo per il traffico marittimo tra le coste occidentali e orientali del sud e Nord America, ora sembra attraversare le rovine di un luogo abbandonato. Ancora si respirano le diverse culture che hanno attraversato questo strade, talvolta ci sorprende con case colorate, ma questa sensazione temporanea scompare quando il colore silenzioso del cielo e il vuoto delle strade ci ricorda che la città è già lontana dal passato glorioso. La particolarità del progetto è nella sua resa unitaria; il paesaggio naturale e quello cittadino si soffermano sui diversi significati di deserto , tentando di creare un dialogo unico tra forza e malinconia. L’indagine vuole toccare l’interiorità dell’immagine pura della natura e soffermarsi sulla linearità di una città semi abbandonata, che intimorisce di più dell’immensità di un deserto sconfinato. Ciò che viene fuori è un sentimento più affine e confortante per quello che risulterebbe uno spazio arido, ma vivo e colorato, come quello del deserto, piuttosto che quello di una cittadina sormontata da un assordante cielo silenzioso, senza alcuna presenza umana. Le due serie sono state messe attentamente a confronto, per creare un dialogo continuo tra i due luoghi.

“Reminescenza” di Giuseppe Sannino

Durante gli ultimi dieci anni ho sperimentato con varie tecniche fotografiche del XIX secolo. Dopodiché, alcune fotografie di famiglia eseguite con la stessa tecnica sono state ritrovate. Da qui ho cominciato a pensare che questa casualità non rappresenta una documentazione del mio passato ma un dialogo più profondo sul concetto di memoria. Esistono molte coincidenze e somiglianze tra le vecchie fotografie d’epoca e le mie, anch’esse eseguite a parenti e amici con la tecnica del collodio umido. Oltre alle lastre al collodio, ho scelto di aggiungere fotografie eseguite con altri medium analogici, scattate negli stessi luoghi di quelle antiche. L’inclusione di tecniche più moderne aiuta a percepire i vari strati di memoria rappresentati in questo progetto. Mamma, sorella, nonna, zia, bisnonna. Le donne di questa famiglia che sono state e oggi tornano ad essere simboli. I loro ritratti, vecchi e nuovi, sono un ricordo costante di un sentimento distante e nostalgico. Ho scelto di presentare questi lavori in dittici e trittici per enfatizzare la dualità di visione, di una nazionalità rotta, di famiglie divise e del passato e del presente. Ho attinto da questo sentimento di perdita, abbandono e frammenti di strade che conducono a nuovi orizzonti. Questi sono simboli e concetti di una società che si sente rotta e incapace di vedere il futuro siccome il passato sembra oscuro e distante. 

“Double Je” di Simon d’Exéa

Questa serie di fotografie è iniziata nel 2013 ed è tutt’ora in corso, con intervalli necessariamente lunghi tra uno scatto e l’altro. Nata un po’ per gioco digitale, ho pubblicato alcune di queste fotografie sui social network per capire quale effetto potessero avere sul mio pubblico ridotto. Dopo alcuni incoraggiamenti, ho risentito anche la necessità di indagare la figura umana, dopo anni dedicati interamente alla ricerca in campo architettonico. Vivendo per certi periodi in isolamento e spinto da un lavoro in parallelo con il mezzo della psicoanalisi, ho deciso di ritrarre attimi sintetici della relazione tra il mio io e il mio doppio. Essendo di per sé questo un rapporto fondato su una permanente scissione, renderlo per immagini singole e contrapposte sembrava porre fin troppi limiti all’idea di comunicazione, presente o assente che sia, da cui l’idea di uno sdoppiamento della figura nella stessa immagine. Il soggetto si confronta col suo doppio, l’immagine di se stesso, che è solitamente l’unico a poter percepire. Inoltre il doppio produce due effetti apparentemente contraddittori. Da una parte opera ai danni del soggetto, gli appare nei momenti meno opportuni, lo condanna al fallimento. Dall’altra realizza i suoi desideri più reconditi o rimossi, agisce come il soggetto non oserebbe mai, o come la sua coscienza non gli permetterebbe mai di agire. Sebbene l’uno sia vestito e attivo mentre l’altro è nudo e apparentemente passivo, non vi si vuol leggere soltanto un rapporto basato sulla forza o una ‘semplice’ contrapposizione di intenti, ma anche e soprattutto una relazione complessa basata su una difficile comprensione tra l’uno e l’altro, a volte cercata ed altre no, sui vari piani della realtà. In questo senso il dualismo viene concepito come un meccanismo necessario tra due essenze che formano un insieme indissolubile.